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Consumer confidence q1 2018: rallenta la fiducia in italia e in europa

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Demografia | 25-07-2018

La crescita della fiducia dei consumatori, pur con diversità tra i diversi Paesi, attraversa una fase di pausa in Italia e più in generale in Europa, spinta dalle voci di affievolimento della ripresa economica nel continente e dalla grande incertezza che ha dominato il Bel Paese all’inizio dell’anno. Il quadro emerge dalla Conference Board® Global Consumer Confidence™ Survey svolta in collaborazione con Nielsen.

L’indice di fiducia si attesta a quota 66 in Italia (in calo di 2 punti rispetto al periodo precedente) e 86 in Europa (in calo di un punto), pur con differenze significative tra i vari paesi: tra le maggiori economie, guida la Germania con un indice pari a 108, seguita, nonostante le incertezze legate alla Brexit, dalla Gran Bretagna, che ha un indice di fiducia pari a 96. Seguono Spagna e Francia (rispettivamente a quota 91 e 79). In lieve crescita invece la media mondiale, che si attesta a 106 (+1 rispetto al trimestre precedente).

Se da un lato alcuni segnali incoraggianti aumentano la fiducia in una ripresa del mercato del lavoro (lo crede il 17% degli italiani, in aumento di due punti rispetto all’ultimo periodo del 2017), la maggior parte dei consumatori intervistati è convinta che il nostro Paese stia attraversando una fase di recessione: è ben il 78%, stabile rispetto al periodo precedente. 

Frena il trend calante di chi crede che il nostro Paese sia uscito dalla crisi (era l’85% a fine 2016). Tra chi ritiene l’Italia in recessione, inoltre, il 12% crede nell'uscita dalla crisi nei prossimi 12 mesi (+1%). Stabili sono anche le prospettive rispetto allo stato delle proprie finanze (positive per il 30% degli intervistati), anche se molti preferiscono posticipare gli acquisti aspettando un periodo migliore (il 25% ritiene sia il momento giusto per fare acquisti, in calo di un punto rispetto al Q4 2017).

Non sorprende quindi che, una volta coperte le spese essenziali, la maggior parte dei consumatori intervistati preferisca alimentare i propri risparmi (il 48% utilizza così il denaro restante, in aumento di ben 8 punti rispetto al periodo precedente). Seguono le spese per abbigliamento o vacanze/viaggi (indicate rispettivamente dal 43% e 37% degli intervistati, anch’esse in aumento rispetto al 45% e 41% dell’ultimo periodo del 2017).

Nel momento in cui devono adottare misure per risparmiare, gli italiani preferiscono tagliare pasti/intrattenimenti fuori casa o la spesa, piuttosto che sacrificare vacanze/soggiorni brevi o l’acquisto di beni tecnologici. Oltre la metà dei consumatori ha ridotto i pasti o l’intrattenimento fuori casa (56% e 54%), seguito da riduzione delle spese per l’abbigliamento (52%) o acquisti di marchi alimentari più economici (47%). Inferiore la percentuale di di chi è disposto a sacrificare vacanze / soggiorni brevi (40%) o a rinviare l’acquisto di nuovi device come PC o cellulari (38%).

Il lavoro rimane la preoccupazione principale dei nostri connazionali: per il 18% è la prima apprensione, in linea con quanto indicato nel periodo precedente. Crescono i timori legati in generale all’economia e soprattutto alle utenze, spinte dalle voci di un aumento del prezzo delle materie prime (11% e 8% rispettivamente). In diminuzione invece apprensioni legate allo stato di salute, che segue al 7% insieme all’immigrazione e alla criminalità. Un periodo senza eventi drammaticamente eclatanti conduce a una diminuzione di preoccupazioni legate al terrorismo (5%, rispetto all’8% del periodo precedente).