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2012 “annus horribilis” per l’Italia
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2012 “annus horribilis” per l’Italia

Nei primi mesi di quest’anno l’attività economica mondiale ha mostrato segni di ripresa, in particolare negli Stati Uniti e in alcune economie emergenti, dopo la fase di debolezza nell’ultimo trimestre del 2012. Ma secondo le più recenti proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, il ritmo di espansione dell’economia mondiale rimarrebbe moderato nel 2013 (3,3%, dal 3,2% nel 2012) per poi intensificarsi nel 2014, al 3,9%.

Nonostante l’attenuarsi delle turbolenze finanziarie, l’economia reale dell’Unione Europea stenta a ritrovare vigore, data in particolare la debolezza della domanda interna, dovuta in larga misura agli effetti delle politiche di austerità volte alla riduzione del deficit pubblico. La Germania ha continuato ad essere l’economia trainante dell’Unione Europea seppur in rallentamento rispetto allo scorso anno, soprattutto a causa della debole domanda estera. L’Italia invece è tra i Paesi in cui l’attività economica ha registrato il più deciso rallentamento: la fase recessiva dell’economia italiana è proseguita nella seconda metà dello scorso anno: a pesare su tale andamento è stata la domanda interna che ha registrato contrazioni significative.

E purtroppo ancora non emergono segnali di un’inversione ciclica nei mesi iniziali del 2013: dopo il -2,4% del 2012, la ripresa quindi risulta più lenta del previsto, anche se si prevede una prima inversione di tendenza a partire dall’estate, che porterà verso l’uscita da quella che è stata definita la “più lunga recessione dal dopoguerra a questa parte”, il prodotto interno lordo a fine 2013 segnerà un -1,9% per poi tornare in positivo nel 2014 a +0,6%. La caduta del reddito disponibile, l’elevato clima di incertezza percepito dai consumatori e il tentativo di ricostituire livelli di risparmio precedentemente erosi continuerebbero a penalizzare i consumi privati. Le persistenti difficoltà nel mercato del lavoro e l’orientamento restrittivo delle politiche di bilancio non permetterebbero la possibilità di un aumento dei consumi nel 2014. Come conseguenza di questi fattori, la spesa delle famiglie si contrarrà del 3,5% quest’anno e del -0,5% nel 2014, recupererà solo un +0,7% nel 2015, mentre la domanda interna calerà del 3,5% quest’anno, per poi segnare +0,5% nel 2014.

La spesa delle famiglie per prodotti di largo consumo ha raggiunto nel 2012 il valore di 79,5 miliardi di euro, il -0,3% rispetto al 2011. Tale risultato è il frutto del decremento della domanda dell’1,3% che non è stata compensata interamente dalla dinamica inflativa. La debolezza della domanda è risultata comune ad entrambi i comparti del FMCG, anche se un po’ più intensa per i Non Alimentari. Le previsioni sono ancora orientate ad un certa cautela: per l’anno in corso si assisterà ad una prosecuzione della contrazione dei consumi, che solo dal 2015 potranno tornare a sperimentare una dinamica positiva ma con crescite ancora vicine allo zero; per quanto riguarda i prezzi ci troveremo in una situazione inflativa un po’ più vivace rispetto a quella sperimentata nel 2012, ma inferiore a quella del 2011, e in graduale rientro.

Alimentari e Bevande si presentano con una contrazione dei consumi, iniziata nel 2011, che si protrarrà almeno fino al 2014; i prezzi, dopo il rallentamento del 2012 (+0,9%), torneranno a mostrare una maggiore intensità che tenderà ad attenuarsi nel biennio di previsione, arrestando la crescita del giro d’affari al di sotto dell’1%. Anche i Non Alimentari hanno chiuso l’anno con la domanda in contrazione (-4,5% dopo il -1,4% del 2011) e non si prevede una ripresa, almeno all’interno dell’arco di previsione. Il turnover rimarrà sostanzialmente stabile in presenza di prezzi che, dopo il +2,0% del 2012, non subiranno variazioni significative nel triennio.


Informazioni su Nielsen Business Indicators – Tendenze e previsioni

Nielsen Business Indicators – Tendenze e Previsioni si pone come intento quello di rappresentare il mercato dei beni di largo consumo (Fast Moving Consumer Goods – FMCG), tanto in chiave storica quanto previsiva, tramite un paniere di oltre 260 classi di prodotto organizzato secondo un albero di aggregazione pensato seguendo criteri di omogeneità “funzionale”. I prodotti inseriti nel paniere sono (tra quelli rilevati da Nielsen) i più rappresentativi del fenomeno in termini di “giro d’affari”.