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Durante l’estate cresce la fiducia: per gli italiani è tempo di fare la cicala o la formica?
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Durante l’estate cresce la fiducia: per gli italiani è tempo di fare la cicala o la formica?

Prima dell’estate gli italiani hanno ricevuto una serie di iniezioni di fiducia: da maggio c’è nuovamente un Governo, a giugno viene sospesa la rata dell’IMU e in luglio iniziano a circolare notizie riguardanti la fine del crollo di consumi. Gli italiani vanno in vacanza con la notizia che il Fondo Monetario Internazionale stima la fine della crisi entro l’anno. Tutti questi eventi e notizie, insieme al feeling più positivo del periodo vacanziero, fanno da scenario all’aumento della fiducia dei consumatori italiani, cresciuto nell’ultimo trimestre di 6 punti portandosi a 47 (in linea con il periodo estivo del 2012). Gli italiani, seppur si mostrino in generale più fiduciosi rispetto al trimestre precedente, rimangono comunque vigili: il 97% degli italiani si dichiara consapevole del periodo di recessione (in Europa solo il 72%).

La maggiore fiducia spinge a delineare un futuro “più roseo” rispetto alla prima metà del 2013. Oggi il 50% degli italiani dichiara che l’Italia uscirà dalla recessione nei prossimi 12 mesi. Nel trimestre precedente la percentuale era ferma al 43%. A livello europeo la visione futura è più pessimista (o realista?): il 60% dichiara che la crisi non finirà nel prossimo anno.

La ripresa è comunque lontana e le prospettive di lavoro rimangono negative per quasi 9 italiani su 10.

La sicurezza del posto di lavoro rimane infatti la principale fonte di preoccupazione per il 30% degli italiani (+15 punti percentuali vs la media europea). Seguono la situazione economica del Paese (13%), i debiti personali (9%) e l’aumento dei prezzi delle utilities. La salute e la stabilità politica preoccupano meno. Lavoro, aspetti economici, salute e politica: questo rank evidenzia chiaramente le priorità dei cittadini.

Sebbene la propensione al consumo registri un lieve miglioramento (sia vs trimestre precedente sia vs lo stesso periodo dell’anno precedente) l’86% degli italiani non considera l’attuale momento “giusto per fare acquisti” di beni non strettamente necessari (in Europa soltanto il 68% ritiene questo periodo “non adatto a fare acquisti extra”).

Il denaro avanzato dopo le spese essenziali viene impiegato principalmente in forme di risparmio dal 40% degli italiani (dato in linea con lo stesso periodo dell’anno precedente).

Nonostante il maggior clima di fiducia per il futuro, il portafoglio degli italiani rimane leggero e chi può risparmia in vista dell’autunno. I cittadini italiani non passano l’estate a cantare come la cicala, ma lavorano duramente, come la formica, per mettere da parte le provviste per l’autunno.

Raccogliere le provviste è comunque difficile. Il 29% degli italiani dichiara di non riuscire a risparmiare nulla dopo aver sostenuto le spese essenziali (+6 punti percentuali vs allo stesso periodo del 2012). In Europa solo il 21% dei cittadini dichiara di non riuscire a risparmiare nulla.

Ma come vengono spesi i (pochi) soldi che rimangono nelle tasche dei cittadini italiani? Le vacanze rappresentano la principale destinazione di spesa per un quarto degli italiani (ma in calo di 4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2012). Seguono l’abbigliamento (23%) e l’intrattenimento fuori casa (19%). Quest’ultima è l’unica voce di spesa in crescita rispetto allo stesso trimestre del 2012 (tiepido segnale di “maggior” spensieratezza?). Soltanto l’11% degli italiani dichiara di voler sostenere spese per la manutenzione della casa. In Europa questa spesa rappresenta un investimento rilevante per il 22% dei rispondenti. Anche gli investimenti in prodotti di tecnologia sono considerati “extra”, soltanto 1 italiano su 10 è propenso a questo tipo di investimento (in molti paesi europei questo dato è il doppio). In generale i nostri concittadini europei hanno una maggior propensione (e possibilità) di spesa, dando linfa vitale ai consumi e alle proprie economie.

8 italiani su 10 dichiarano di aver modificato il proprio comportamento di spesa rispetto all’anno precedente. In Europa soltanto 6 cittadini su 10 hanno ridimensionato le proprie abitudini in temini di spesa. Tra le principali aree di spending review messe in atto dai consumatori italiani vi sono i pasti fuori casa, le spese per l’abbigliamento, le spese per l’acquisto di generi alimentari e infine quelle per l’intrattenimento fuori casa. Durante questo trimestre la revisione di spesa è stata meno forte rispetto al trimestre precedente, ma questo atteggiamento meno orientato al “salvadanaio” è legato al periodo estivo, durante il quale si ha tendenzialmente un atteggiamento meno restrittivo verso gli acquisti “più futili” (acquisti meno funzionali, ma più gratificanti!).

Durante l’estate 2013 la seria formica continua a lavorare duramente. La cicala, per ora, deve ancora aspettare a cantare!

Clicca qui per scaricare il “Nielsen Consumer Confidence Report” del Q3 2013.