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I risultati del Rapporto Coop 2013 “Consumi & Distribuzione”
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I risultati del Rapporto Coop 2013 “Consumi & Distribuzione”

E’ stato presentato il 5 settembre scorso il Rapporto Coop 2013, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche e il supporto d’analisi di Nielsen.

Il Rapporto fotografa lo stato di salute dei consumi nel nostro Paese inserito in un contesto europeo e internazionale e i cambiamenti apportati dalle famiglie ai loro comportamenti d’acquisto.

Il comportamento d’acquisto degli italiani riflette il risultato di una crisi economica che stenta a mostrare un termine: la diminuzione del reddito disponibile reale nell’arco di appena 6 anni ha superato il 10% (-10,2%) frutto della morsa contrapposta fra salari e stipendi fermi e fiscalità arrivata nel 2012 al valore massimo degli ultimi trent’anni. La disoccupazione ha raggiunto livelli massimi (12% nei primi mesi del 2013, ai massimi dal 1977) e, mentre nei Paesi europei i consumi hanno di nuovo superato i livelli pre-crisi, in Italia l’81% della popolazione dichiara di aver cambiato le proprie abitudini di consumo per risparmiare sulla spesa (la media europea è del 63%).

A tal proposito, gli italiani sembrano ormai rassegnati ad uno stile di vita all’insegna della rinuncia: non solo riduzione della spesa alimentare (2.400 euro pro capite – nel ’71 a parità di valore della moneta si spendeva di più – e -14% il calo dei volumi dal periodo pre-crisi del 2007) ma anche tagli su quelli che possono essere considerati ambiti privati della vita di un individuo. Si rinuncia, quindi, a carta igienica (-9% dal 2008), assorbenti femminili, prodotti per la rasatura e persino profilattici (negli ultimi due anni venduti 3,6 milioni in meno). Non si salvano nemmeno i più piccoli da questa ondata di rinunce: forte calo per pannolini, biberon, ciucci, alimenti, creme e prodotti per la cura dei bambini (complessivamente -4%, ma il solo comparto di biscotti e cereali flette dell’11%). Si rinuncia anche ai vizi: vini, sigarette e persino caffè. Anche i biglietti per le partite di calcio registrano un calo delle vendite (-1 milione di biglietti nell’ultima stagione). Ma gli italiani si concedono ancora il piacere dei giochi: la spesa in scommesse, giochi e lotterie al lordo delle vincite sfiora i 100 miliardi di euro nel 2013 e circa 3 milioni di italiani sono a rischio ludopatia. C’è ancora uno dei piaceri della vita a cui sembra non si voglia rinunciare nonostante il periodo di restrizione economica, infatti tra i pochi segni positivi si trova un +6,4% degli accessori per il sexual entertaiment e quasi +8% in due anni per Viagra e simili.

La contropartita dei tagli e delle rinunce si realizza in nuovo modello di consumo, il consumatore internauta, che non si muove più realmente (calo di biglietti aerei, viaggi e acquisto di vetture) ma cerca nelle piazze virtuali ciò a cui è costretto a rinunciare: cresce il mercato dell’e-commerce (prossimi al 20% e supera nel 2013 la soglia dei 10 miliardi di euro) e la cosiddetta share economy, dove l’accesso al bene è più importante del possesso. Si scambia e si condivide di tutto, dalle case alle auto, dalle bici alle barche, dai servizi alle competenze e sorprendentemente anche i beni non durevoli come il cibo e i vestiti. Ma se i consumatori italiani sono quindi sempre più protesi verso un modello d’acquisto virtuale, resta il fatto che la spesa bisogna pur farla, così in rete questo nuovo tipo di consumatore pianifica in modo scientifico e razionale la lista della spesa e nel carrello ci finiscono sempre più cibi etnici (+6,4%) e biologici (+17%), a scapito dei prodotti della dieta mediterranea (-11% per pane e carboidrati, -6% per l’olio d’oliva).

Tutto questo ha avuto un forte impatto sul settore distributivo, sia sul commercio al dettaglio che sulla grande distribuzione organizzata.

*Il Rapporto Coop 2013 è scaricabile in PDF e nella versione integrale Ibook iOS e Android sul sito www.e-coop.it”