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L’Italia e i motori: connubio indissolubile?
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L’Italia e i motori: connubio indissolubile?

l settore automobilistico è uno dei comparti che ha sofferto maggiormente gli anni della crisi, tuttavia sta mostrando un timido cambio di tendenza: secondo i dati della Motorizzazione Civile (fonte: Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) il numero delle immatricolazioni è in aumento da inizio 2014 (a febbraio sono state immatricolate 118.328 autovetture, con una variazione di +8,59% rispetto a febbraio 2013.). Anche se la strada per una vera ripresa è ancora in salita, poiché servirebbero crescite costanti a doppia cifra.

Sebbene negli ultimi anni i costi legati alle autovetture (carburante, assicurazione, ecc.) siano cresciuti, la ricerca condotta da Nielsen (Global Survey “Automotive Demand”, Q3 2013) ha evidenziato come l’automobile rimanga un desiderio nel cuore e nella mente degli italiani, almeno nelle intenzioni: circa 1 italiano su 2 ha espresso l’intenzione di comprare un’autovettura nei prossimi due anni segmentati tra chi sceglie il nuovo (27%) e chi l’usato (21%). Tra tutti, i giovani under 30 sono i più propensi a comprare un’automobile (61%, di cui il 26% auto nuova e il 35% usata), seguiti dagli uomini (57%, di cui il 34% nuova e il 23% usata).

Ma ad oggi quante sono le vetture “in mano” agli italiani? Il 46% degli italiani possiede una sola automobile, il 36% ne possiede due e infine il 7% tre o più; all’opposto un italiano su 10 non possiede nessuna macchina. Buona anche la diffusione dei veicoli a due ruote come biciclette (63%) e scooter (19%), che rappresentano una buona soluzione contro il traffico e il parcheggio. Stentano invece a diffondersi le biciclette elettriche (2%), forse per il costo elevato e la difficoltà di trovare “pit stop” per la ricarica.

Ma cosa pensano veramente gli italiani della loro automobile? Vi sono differenze di opinioni tra chi possiede una autovettura e chi non la possiede? Confrontando le due categorie emergono alcune differenze: chi possiede un’auto sembra non poterne fare a meno e poco disposto a utilizzare altri mezzi di trasporto. All’opposto per chi non la possiede sembra una scelta ragionata.

Ben 7 italiani su 10 che possiedono un’automobile dichiarano di avere un buon legame con il proprio veicolo, amano guidarlo e lo considerano alla pari di un buon amico. Tra loro solo il 29% ritiene l’auto uno status symbol, percentuale che diventa il 18% tra i non possessori di automobile. Infatti sembra si stia affermando un concetto di auto più utilitaristico a svantaggio del concetto di auto come misuratore dello stato sociale, riconosciuto per anni all’automobile. Infatti per l’84% degli intervistati l’autorappresenta il mezzo più semplice per spostarsi, solo il 44% sarebbe disposto a prendere altri mezzi pur di non guidare e per 7 italiani su 10 è importante poter utilizzare il mezzo a 4 ruote, anche non di proprietà.

Diversamente coloro che non possiedono un’automobile in famiglia vivono l’auto come una seccatura:sarà forse colpa dei continui rincari della benzina/assicurazioni, degli impatti ambientali, della mancanza di adeguati parcheggi, dei prezzi dei parcheggi a pagamento, del traffico, della limitata viabilità in molte città? Tuttavia vi è anche una buona percentuale di automobilisti “potenziali”: il 59% dei non possessori di auto è propenso a utilizzare un’automobile anche non di proprietà.

Gli anni della crisi hanno reso i consumatori “smart” non solo nei processi di acquisto dei beni di largo consumo. I dati della ricerca evidenziano, infatti, che rispetto all’era pre-crisi anche nel settore automotive siamo di fronte a consumatori più esigenti, pragmatici, costantemente alla ricerca del miglior value for money e di una shopping experience personalizzata, unica, divertente, “condivisa” e che sfrutti, sempre più, i vantaggi della tecnologia. In tale contesto, il car sharing potrebbe, quindi, rappresentare la risposta alla domanda di una “nuovo” segmento di automobilisti – gli smart drivers – più interessati al mezzo in sé, inteso come strumento per soddisfare un bisogno di base, piuttosto che un mezzo attraverso cui ‘ostentare’ il proprio status symbol.