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La fiducia degli italiani va avanti a “passo di gambero”
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La fiducia degli italiani va avanti a “passo di gambero”

Durante l’inverno il termometro della fiducia degli italiani è sceso di qualche grado rispetto all’estate. A fine 2013 la fiducia ha toccato i 44 punti (-3 punti rispetto al trimestre estivo), tornando ai valori di inizio anno (indice primo trimestre: 44). È ormai dalla fine del 2011 che gli italiani risultano “affetti da un pessimismo  cronico”, toccando livelli di fiducia ai minimi storici, con valori sotto i 50 punti.

Infatti il 98% degli italiani è consapevole di vivere in un periodo difficile e caratterizzato dalla recessione economica. In Europa e nel mondo la media è notevolmente inferiore (rispettivamente 70%, -28 punti percentuali e 57%, -41 punti percentuali). Mentre per il 57% non è possibile uscire dalla crisi, opinione che non sembra essere cambiata rispetto ad un anno fa e risulta ancor più negativa se confrontata con il trimestre estivo (57% vs 50%).

In questo scenario poco confortante sulla visione del presente e del futuro, il 25% degli italiani ha espresso maggiore preoccupazione per la sicurezza del proprio posto di lavoro, leggermente in calo se confrontato con il trimestre estivo (30%) ma comunque superiore rispetto alle opinioni espresse dai cugini europei (+9 punti percentuali). Seguono poi la situazione economica del paese (16%) e a parimerito debiti (8%) e salute (8%). Infine per il 7% degli italiani è la stabilità politica, l’educazione dei figli (7%) e l’aumento dei prezzi di gas e luce (7%) a destare le maggiori preoccupazioni.

Ma come è cambiata la propensione al consumo degli italiani? L’aumento dell’IVA, causando un incremento dei prezzi ha avuto il suo effetto nell’ultimo trimestre del 2013. Anche la continua incertezza della pressione fiscale non ha facilitato gli acquisti. Per quasi 9 italiani su 10 questo non è il momento giusto per fare spese e acquisti (+2 pp rispetto all’estate). Rispetto al 2012, il 2013 era iniziato con un lieve miglioramento della propensione all’acquisto, trend positivo perseguito fino al terzo trimestre,  ma poi diminuito a fine anno quando arriva il momento dei “bilanci annuali”.

Una volta pagate le spese indispensabili, per il 36% degli italiani il primo obiettivo è di mettere da parte qualche risparmio, sebbene sia diventato più difficile rispetto allo stesso periodo del 2012 (-5 punti percentuali).

Se proprio devono spendere non rinunciano allo shopping (28%), categoria con il più alto tasso di crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+9 punti rispetto allo stesso periodo del 2012). A seguire i viaggi (23%), anche se le spese per le vacanze hanno subito una significativa riduzione (-5 punti percentuali rispetto al 2012).

Più di 7 italiani su 10 hanno dichiarato di aver cambiato le proprie abitudini di spesa rispetto ad un anno fa. Ma quali sono state le aree più soggette alla “revisione dei conti” da parte delle famiglie? A fine 2013 gli italiani hanno risparmiato di più sui pasti fuori casa (62%), seguono poi le spese riferite all’acquisto di prodotti alimentari (60%) e le vacanze brevi (49%). Inoltre ben 4 italiani su 10 hanno optato per un utilizzo inferiore dell’automobile, spiegabile anche dai continui aumenti del costo della benzina.

L’aumento dell’IVA, il tasso di disoccupazione in crescita e l’incertezza della pressione fiscale sono alla base dei cambiamenti – al ribasso – della propensione al consumo degli italiani e stanno mettendo sempre più a dura prova le abitudini di spesa degli italiani anche nell’acquisto dei beni necessari/alimentari: oggi un italiano su due compra solo l’essenziale e acquista facendo ricorso a promozioni e offerte, uno su tre compra di meno: segnali importanti che costringono gli italiani a rinunce nel presente e (forse) anche nel prossimo futuro.