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Parliamo un po’ di televisione…
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Parliamo un po’ di televisione…

Nel 2008 è iniziato il processo di transizione che ha portato al completo spegnimento del sistema analogico di distribuzione del segnale televisivo: esso si è concluso nell’estate del 2012 con la transizione delle ultime regioni al digitale terrestre. Lo scopo di questa breve nota è riassumere come è cambiata la TV dall’anno che ha preceduto l’inizio della transizione ad oggi.

1)      E’ aumentato il consumo Televisivo    

Il tempo dedicato alla TV nel 2007 è stato di 230 minuti al giorno. Nel 2013 il consumo televisivo è passato a 260 minuti: un ragguardevole +13%. Questa crescita è ancor più rilevante se consideriamo che stiamo parlando di consumo televisivo sui soli televisori e che in questi anni è aumentato il tempo speso dagli italiani su altri devices ( smart phone, tablet ecc).

La crescita del consumo televisivo, inoltre, riguarda tutte le classi di età, seppure con diversa intensità:

Fasce d’età Minuti 2007 Minuti 2013 Var %
“4-7” 142 169 19.0%
“8-14” 154 159 3.2%
“15-19” 140 160 14.3%
“20-24” 127 153 20.5%
“25-34” 170 180 5.9%
“35-44” 204 212 3.9%
“45-54” 234 267 14.1%
“55-64” 297 342 15.2%
“>64” 345 391 13.3%
Totale 230 260 13.0%

Fonte: Auditel – Elaborazione Nielsen TV Audience Measurement 

Le ragioni di questa crescita sono sostanzialmente due:

  • L’aumento dell’offerta televisiva originata dal digitale terrestre (molti più canali a disposizione del telespettatore medio).
  • Il calo dell’occupazione e il conseguente incremento di tempo libero. A tale proposito è interessante osservare nel grafico che segue che l’incremento dei contatti – persone presenti all’ascolto per almeno un minuto – è maggiore nelle ore normalmente dedicate all’attività lavorativa e durante le ore notturne (se la mattina non ci di deve alzare presto per andare a lavorare si può passare più tempo davanti alla Tv durante la notte).

2)      E’ diminuita la quota d’ascolto delle reti generaliste   

Il complesso delle reti generaliste ha perso in quota d’ascolto: nel 2007 la share era superiore all’85%, nel 2013 è scesa a poco più del 62%. Un esito per certi versi atteso a fronte dell’aumento del numero di canali disponibili con il digitale terrestre.

A questo calo di share ha fatto da contraltare l’aumento di share delle nuove emittenti disponibili in digitale terrestre: praticamente, i punti persi dalle emittenti generaliste sono stati guadagnati da queste nuove emittenti e tra queste, ovviamente, vi sono anche emittenti del gruppo Rai e Mediaset. La diversificazione digitale di Rai e Mediaset, infatti, ha consentito di arginare il calo di audience dei due gruppi a seguito della transizione al digitale terrestre. Le emittenti generaliste di Rai e Mediaset dal 2007 al 2013 hanno perso complessivamente 24 punti di share ma grazie a tale diversificazione i due gruppi ne hanno recuperato la metà.

Il calo di share delle emittenti generaliste, tuttavia, differisce per fasce d’età del pubblico.

Si osserva dal grafico che segue una evidente correlazione inversa: il calo di share aumenta al diminuire dell’età del telespettatore. Come a dire che la nuova offerta del digitale terrestre ha esercitato una maggiore presa sul pubblico più giovane.

3)      E’ aumentata la frammentazione degli ascolti

E’ aumentata notevolmente la frammentazione degli ascolti: nel 2007 i primi dieci canali a diffusione nazionale rappresentavano oltre l’86% del totale ascolto, nel 2013 i primi dieci canali rappresentavano poco più del 66%. Il numero dei canali nazionali a basso/medio rating (tra i 20.000 e i 200.000 ascoltatori nel minuto medio) nel 2007 era pari a zero, nel 2013 si contavano ben 37 emittenti.

4)      Il co-vieweing è leggermente diminuito

La TV si guarda meno “assieme”: rispetto al 2007 si osserva una riduzione della percentuale di ascolto in comune (dal 53% al 50%). La variazione non è di grandissimo rilievo ma evidenzia una tendenza. L’aumento del numero dei canali disponibili è certamente una concausa di questa diminuzione. L’altra causa è l’aumento dell’incidenza del consumo televisivo delle fasce orarie del mattino, del pomeriggio e della notte, dove il livello di co-viewing è strutturalmente inferiore (vedi grafico che segue).

Nel complesso i cambiamenti osservati sono decisamente importanti: la velocità con cui sono intervenuti forse non ha precedenti nella storia delle televisione italiana. La televisione che ci viene restituita per il grande pubblico – quello che ancora la fruisce sul mezzo tradizionale – dopo lo spegnimento dell’analogico è molto diversa ma nonostante la rete e i nuovi device mobili sempre più attrattivi e “divoratori” di tempo, ha un “appealing” addirittura in crescita per le persone. Questo stato di fatto deve farci riflettere sul futuro che si sta costruendo sotto i nostri occhi.