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Il 2015 inizia con un’ondata di ottimismo, a partire dalla fiducia che torna ai valori di inizio 2011
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Il 2015 inizia con un’ondata di ottimismo, a partire dalla fiducia che torna ai valori di inizio 2011

L’inizio del 2015 sta portando una timida ondata di ottimismo in Italia, con l’indice di fiducia a 57, un incremento di ben 11 punti rispetto al Q1 2014 e 12 rispetto all’ultimo trimestre 2014. Rimane tuttavia ancora ampio il gap da colmare rispetto all’Europa (77), dove diminuisce la distanza che ci separa da Spagna e Francia (rispettivamente a 61 e 59), mentre Germania e Gran Bretagna continuano ad essere nazioni con indici tra i più alti (rispettivamente a 100 e 97).

Un valore di 57 non si misurava dal Q1 2011, segno di una notevole ripresa della fiducia degli italiani, grazie ad una serie di fattori rilevanti: dalle riforme annunciate del governo Renzi, al cambio vantaggioso del dollaro che favorisce l’export, agli interventi della Banca Centrale Europea per una maggior liquidità, al prezzo basso del petrolio. Tutti gli indicatori misurati nella Consumer Confidence Index hanno un segno positivo, così come i consumi in GDO che hanno ripreso con un trend in positivo in questi primi mesi del 2015, dopo un 2014 segnato da numeri in rosso.

La fiducia sale grazie a migliori prospettive lavorative, buone ora per un 13% di italiani, rispetto al 7% del Q1 2014, così come lo stato delle proprie finanze personali è ora positivo per il 21%, rispetto al 14% dell’anno passato. Sale anche di 5 punti la percentuale di italiani che ritiene sia il momento di acquistare i beni di cui necessita, arrivando a 17%: se questo trend venisse confermato nei prossimi mesi, si può iniziare a parlare di vera e propria ripresa dei consumi.

Di fatto gli italiani sono ancora cauti sullo stato della crisi economica in Italia: si è ancora in situazione critica per il 93% (vs. 95% del Q1 2014), e solo per il 16% riusciremo ad uscirne nei prossimi 12 mesi (vs. 12%).

La maggior preoccupazione rimane la sicurezza del lavoro, che lo è per il 28% dei connazionali, valore invariato nell’ultimo anno. Crescono le preoccupazioni legate alle situazioni belliche e migratorie
internazionali:  il terrorismo cresce di ben 8 punti (9%), guerra ed immigrazione di 3 (4% e 5%), rispetto ad un anno fa. Diminuiscono per contro le preoccupazioni legate all’economia (9%), la situazione debitoria (5%) e alla salute (6%).

Una volta coperte le spese essenziali, gli italiani pensano prima di tutto a rinforzare la situazione dei propri  risparmi (37%), e poi a compare vestiti e concedersi una vacanza (entrambi al 27%), e al divertimento fuori casa (22%). Rimane ancora un quarto di intervistati che invece non ha soldi extra a fine mese.

Il 72% continua a monitorare le spese per riuscire a risparmiare, tuttavia stiamo attuando meno tagli che in passato in diversi ambiti: sull’abbigliamento si spende meno per il 56% degli italiani (vs. 63% del Q1 2014), sui pasti fuori casa per il 56% (vs. 61%), su vacanze/gite fuori porta per il 40% (vs. 46%), sull’uso dell’auto per il 37% (vs. 42%).

Quando la crisi finirà, alcune di queste accortezze per risparmiare verranno mantenute, anche se sono anche queste in diminuzione, indice di una minor preoccupazione generale per la propria condizione economica. Gli italiani staranno attenti a risparmiare principalmente sulle bollette di gas ed elettricità (26% vs. 22% del Q1 2014), compreranno prodotti alimentari più economici (23% vs. 20%), consumeranno meno pranzi take away (20% vs 25%), risparmieranno sull’acquisto di abiti nuovi (19% vs 22%).

La Global Survey Nielsen denota quindi un clima di leggera ripresa e migliorato umore; sicuramente segnali positivi, che attendono una conferma grazie a un consolidamento economico da verificare nei prossimi mesi.

Clicca qui per scaricare il report “Consumer Confidence. Concern and spending intention around the world” del Q1 2015