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Belli, salutisti e differenzianti: gli acquirenti “cool” del 2015
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Belli, salutisti e differenzianti: gli acquirenti “cool” del 2015

Stime sul PIL più positive di quello che era stato previsto per l’Italia nel 2016 (+1,4% anziché 1,3%), secondo il Fondo Monetario Internazionale; 600 mila posti di lavoro creati nel 2015 rispetto all’anno scorso secondo l’INPS; l’indice di fiducia degli italiani in crescita di 10 punti rispetto a dodici mesi fa secondo Nielsen… Sembra finalmente di vedere la fine del tunnel e l’affacciarsi di un atteggiamento un po’ più positivo tra i consumatori, l’inizio di una ripresa, insomma.

Registriamo segnali positivi anche nel mondo del Largo Consumo? Ad una prima, macro, valutazione le prospettive sono di un cauto miglioramento con un trend che finalmente va risalendo.

Il Fast Moving Consumer Goods* svilupperà a fine 2015 77,5 miliardi di euro, 200 milioni in meno del 2014 (-0,3%). Rispetto all’anno precedente, il risultato si compone di due dinamiche interrelate: la riduzione dei consumi (-1,5%) da un lato e l’incremento dei prezzi (+1,3%) dall’altro.

Il ridimensionamento dei consumi è un fenomeno che viene da lontano: dal 2012 al 2014 la flessione era nell’ordine del 2% anno su anno, la bella notizia è che fortunatamente la tendenza negativa dei consumi si va sensibilmente attenuando arrivando ad un -0,5% stimato per il 2017 sul 2016. Ma siamo tuttavia ancora molto distanti dagli anni pre-crisi (2005 – 2008).

Nel 2008 questo mondo valeva oltre 79 miliardi ed i prezzi erano circa 5 punti percentuali meno di oggi: a fine 2015 il suo valore sarà decurtato di quasi 2 miliardi. 


Risaliremo la china? Recupereremo quel valore? Le previsioni dei prossimi due anni denotano una domanda non più in calo accompagnata da prezzi debolmente in crescita. Nel 2017, finalmente, l’intero mercato dei beni di largo consumo vedrà un segno positivo sul 2016: varrà quasi 78 miliardi, +0,4% sul 2016. L’impressione è che questi anni di congiuntura economica così avversa abbiano finito per modificare in maniera permanente il modo di fare la spesa dei consumatori che ora dimostrano un approccio razionale e pianificato, sensibile al giusto rapporto qualità – prezzo. 

E’ anche vero che all’interno di questo grande universo si aprono spazi ed opportunità per un autentico sviluppo dei consumi e un’effettiva ricostruzione del valore.

Già nel 2015, infatti, si stanno delineando ambiti in cui la domanda è crescente, ossia in contro-tendenza rispetto al mondo ampio del largo consumo. Si tratta di categorie il cui giro d’affari è ancora limitato, ma in cui tuttavia l’offerta incontra consumatori sensibili.
Siamo diventati più attenti alle questioni ambientali e agli sprechi: il maggiore impegno che mettiamo nella raccolta differenziata dei rifiuti si traduce in un incremento delle vendite dei sacchetti dedicati. I sacchetti chiuderanno il 2015 con un giro d’affari di tutto rispetto: 224 milioni, con consumi maggiorati del +3,3% rispetto al 2014.

La distribuzione moderna sta diventando un punto di riferimento per le acquirenti dei prodotti di bellezza: l’assortimento di queste categorie si va ampliando e l’offerta copre sia la referenza economica, sia quella qualitativamente superiore e costosa. Così le creme mani, i latti detergenti, i prodotti per i piedi registrano quest’anno tassi di crescita dei consumi superiori all’8% rispetto all’anno scorso, con una valorizzazione che sfiorerà i 90 milioni di euro a fine anno. I prodotti per i piedi, in particolare, sono stati oggetti di una vera e propria innovazione di concetto: si è passati dall’idea della “cura” del piede a quella di “benessere” del piede. In tal modo il segmento si propone ora come in grado di attrarre un parco acquirenti più ampio e contribuisce così a qualificare il supermercato come un’alternativa interessante rispetto alle profumerie, alle farmacie, ai negozi specialistici. 

E per quanto riguarda l’alimentazione? Aria di novità anche qui. L’attenzione ad una alimentazione più sana e naturale, sempre più marcata tra noi italiani a giudicare dalla pletora di informazioni a riguardo diffusa dai media, si esprime nell’intensificarsi della domanda per alcune categorie di cibi meno “tradizionali”. Probabilmente la ricerca di alternative proteiche non animali spinge la crescita importante dei legumi secchi (+7% dal 2014, con un fatturato stimato a fine 2015 di oltre 100 milioni). Ma tassi di consumo superiori del 2% rispetto allo scorso anno si registrano anche per gli aromi e le spezie, il miele ed il riso (che valgono oltre 550 milioni nel 2015). Gli italiani “aggiustano il tiro” quando fanno la spesa, con un carrello più bilanciato dal punto di vista salutistico. 

E’ nella capacità di individuare queste nuove tendenze che l’industria del largo consumo può trovare linfa per rinnovarsi e innescare trend di sviluppo finalmente positivi dopo tanti anni difficili. La sfida è scoprire quali siano le aree di potenzialità e saperle profittevolmente sfruttare.

(*) I dati riportati sono di fonte Nielsen e si riferiscono al rapporto Tendenze e Previsioni che si pone come intento quello di rappresentare il mercato dei beni di largo consumo (Fast Moving Consumer Goods), tanto in chiave storica quanto previsiva, tramite un paniere selezionato di 265 classi di prodotto rappresentativo in termini di “giro d’affari” della spesa delle famiglie. I dati, sono prevalentemente tratti dalle rilevazioni sui punti di vendita (e quindi peso imposto) e vengono integrati con dati Consumer per merceologie come Ortofrutta, Carne, Pesce e Formaggi (per rappresentare il peso variabile che costituisce circa il 40% della spesa totale).