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La crisi tiene a galla gli alcolici nella distribuzione moderna
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La crisi tiene a galla gli alcolici nella distribuzione moderna

Il mondo degli alcolici, ad esclusione delle bollicine, segna una lieve crescita (+0,8% ad ottobre 2014) nell’ultimo anno, stabilizzandosi su un giro d’affari pari a 848 milioni di euro nella distribuzione moderna (il canale Off-Trade, che include Ipermercati, Supermercati, Liberi Servizi, Discount e tradizionali).

In termini di volumi, si legge ancora una flessione di quasi un milione di litri (-1,2% a ottobre 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, oltre la metà della quale concentrata in Area 3 (Centro + Sardegna).

Anche se la dinamica all’interno della distribuzione moderna rimane ancora in zona negativa, risulta comunque meno marcata rispetto a quanto sta accadendo nel fuori casa (bar diurni e serale e ristoranti), dove il calo ha raggiunto il -6,1% a settembre 2014.

Questa differenza può essere spiegata principalmente da due fenomeni. Innanzitutto, i ristoratori e gli operatori del fuori casa sfruttano di più il canale moderno. Le promozioni di ipermercati e supermercati, sempre più presenti e aggressive, rendono talvolta l’Off  Trade una fonte di approvvigionamento più conveniente rispetto ai grossisti o al canale Cash&Carry.
 
Il secondo motivo è quello conosciuto come il fenomeno della “trasposizione” dei consumi dal fuori casa alle mura domestiche: la crisi continua a mordere i fianchi degli italiani e la scarsa fiducia in una ripresa a breve termine li porta a una maggiore attenzione nel contenere gli sprechi, laddove possibile. Ecco allora che una delle “strategie di risparmio” diventa quella di ridurre le uscite e organizzare cene, aperitivi o altre occasioni di convivialità in casa propria. Basta infatti confrontare il costo di un cocktail consumato al bar con il prezzo di un’intera bottiglia acquistata al supermercato per rendersi conto di quanto questa tecnica possa rivelarsi efficace.

Nonostante questi atteggiamenti cross-categoria, il gusto, inteso anche in termini di “moda”, degli italiani continua a farsi sentire e a determinare andamenti diversi a seconda della tipologia di prodotto.

Assistiamo così, da un lato, ad un sensibile calo delle vendite di whisky (-3,5%), cognac (-8,7%), brandy stranieri e italiani (rispettivamente -6,8% e -7,2%) e del rhum (-3%). Dall’altro lato, invece, vediamo un segnale di crescita per le grappe (+1%) e, soprattutto, confermiamo la tendenza positiva degli aperitivi (+6,8%) e di alcune categorie di white spirits quali la vodka dry (+3,2%), il gin e, seppur con peso minore, la tequila.

Tra i whisky, i malti invecchiati che, per le loro caratteristiche si rivolgono ad una clientela di intenditori, riescono comunque a difendersi meglio delle marche mainstream che vedono una flessione decisamente superiore rispetto alla categoria (-5% a volume). Anche per il rhum si riscontra una contrapposizione simile tra bianco (in calo dell’8%) e scuro (-2%).