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Gender gap: mito da sfatare o realtà da affrontare?
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Gender gap: mito da sfatare o realtà da affrontare?

Per gestire la diversità occorre innanzitutto riconoscerne l’esistenza, altrimenti non è possibile guidare positivamente il cambiamento culturale. Il concetto utopistico di eguaglianza tra uomo e donna si scontra con la realtà quotidiana in cui ancora oggi la maggioranza degli italiani percepisce discriminazioni di trattamento e di ruoli: solo il 24% degli italiani pensa che uomini e donne siano trattati allo stesso modo nella società. Lo rivela l’indagine Women & Diversity* condotta da Nielsen con l’obiettivo di raccogliere le opinioni riguardo al tema della diversità di genere e descrivere il ruolo della donna sia all’interno della famiglia che sul luogo di lavoro.

Nelle case degli italiani, così come nel resto dell’Europa, quando le faccende di casa sono svolte da un singolo individuo del nucleo famigliare, queste ricadono prevalentemente sulle spalle della donna: nel 44% delle famiglie la preparazione dei pasti, le pulizie e il bucato sono attività svolte in autonomia dalle donne, in un altro 44% sono svolte in collaborazione tra i partner e solo nell’8% dei casi sono svolte esclusivamente dagli uomini. Alla figura maschile è più facilmente associato il ruolo del tuttofare, con i lavori di manutenzione e di riparazione della casa (di responsabilità esclusiva dell’uomo nel 39% dei casi).

Per quanto concerne invece la gestione delle spese e delle finanze domestiche, le decisioni si prendono in coppia nel 57% delle case italiane. I partner si consultano e prendono decisioni insieme per quanto riguarda l’investimento dei propri risparmi (58% dei casi) e l’acquisto di beni durevoli (71%). Anche la spesa quotidiana è un’attività condivisa dai partner (57%) in misura significativamente superiore alla media europea (48%). Ancora un altro segnale positivo di maggiore co-responsabilità tra i due capifamiglia uomo e donna emerge nelle famiglie con figli: entrambi i genitori dichiarano di prendersi cura dei bambini in egual misura (56% dei casi) ma soprattutto di prendere insieme le decisioni riguardanti l’istruzione dei propri figli (63%).

Il rigido stereotipo della donna come unico responsabile della gestione della casa e dei figli sembra essere superato: alla frase “Il lavoro dell’uomo è portare a casa lo stipendio, mentre il lavoro della donna è occuparsi della casa e della famiglia” si dichiara in disaccordo il 52% degli italiani (superiore alla media europea, 48%, e alla media globale, 42%), il 20% è d’accordo con questa affermazione, il 28% è neutrale. Come testimoniato dai più recenti dati di scenario, la donna moderna non è più solo madre e moglie, ma è anche lavoratrice alle prese con percorsi di carriera. La presenza delle donne nel mercato del lavoro è ormai un dato di fatto e peraltro in crescita: il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese ha toccato nel settembre di quest’anno il dato record del 49,1% (Istat, anche se più basso rispetto alla media europea di 13,2 punti). Ma qual è l’opinione degli italiani riguardo al tema donne e lavoro?

Sull’aspetto salariale, il 46% degli italiani ritiene che le donne non siano pagate quanto gli uomini per svolgere le stesse mansioni professionali: il dato sale al 58% se a rispondere sono le donne. Il gender pay gap è un problema che riguarda tutte le economie, anche se con intensità diverse a seconda del Paese, del settore lavorativo e della qualifica ricoperta. Secondo il Rapporto sui differenziali retributivi di genere pubblicato dall’Istat il 30 dicembre 2016, nel settore privato le donne hanno una retribuzione lorda oraria inferiore a quella degli uomini del 12 per cento (sulla media delle retribuzioni lorde orarie del 2014). Lo svantaggio femminile aumenta anche all’aumentare del livello di istruzione tanto che per le posizioni che richiedono una laurea le donne si trovano a guadagnare il 30 per cento in meno degli uomini su base oraria. La forbice tra i sessi si allarga ulteriormente a livello dirigenziale, dove in media gli uomini hanno una retribuzione oraria di oltre una volta e mezzo più alta delle dirigenti donne.

Le donne non solo continuano a guadagnare meno degli uomini ma sono anche sottorappresentate nelle posizioni di leadership aziendale secondo il 59% degli italiani. Se poi a parlare sono le stesse donne, 7 su 10 ritengono di avere meno possibilità di essere considerate per ruoli senior o di leadership in azienda, nonostante abbiano le qualifiche e le capacità per lavorare a quei livelli. Il pensiero degli italiani non è lontano dalla realtà aziendale del nostro Paese in cui solo 1 dirigente su 5 è donna: una “quota rosa” in Italia di gran lunga inferiore alla media europea dove un posto di dirigente su tre è ricoperto dal gentil sesso (Eurostat).

Se il board aziendale sembra essere un luogo per poche elette, chi riesce a scalare la vetta come vive il proprio ruolo? La gender fatigue in ambito professionale è una realtà che le donne si trovano ad affrontare quotidianamente. Oltre la metà degli italiani (55%) pensa che quando il leader in azienda è donna quest’ultima debba lavorare più duramente degli uomini per dimostrare le proprie capacità all’interno dell’organizzazione: situazione challenging ancora più sentita da parte delle intervistate donne con il 67% dei consensi. Inoltre essere “madri in carriera” sembra ancora oggi uno svantaggio per coloro con aspirazioni professionali: in generale per il 66% della popolazione italiana essere genitore ha impatto più sulla carriera delle donne che su quella degli uomini (la percentuale di accordo sale al 76% se a rispondere sono le donne stesse).

Parlando infine di work-life balance ovvero della capacità di conciliare lavoro (inteso come carriera e ambizione professionale) e vita privata (famiglia, svago, divertimento), emerge dall’analisi che l’Italia è uno dei paesi più pessimisti. Il 62% della popolazione afferma di avere difficoltà a trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata (contro una media europea del 41%) e solo il 42% dichiara di avere abbastanza tempo libero per i propri hobby (contro una media europea del 49%). Non stupisce che nel panorama femminile, data la pluralità di ruoli ricoperti all’interno della famiglia e le difficoltà maggiori che si devono fronteggiare sul luogo di lavoro, le donne facciano più fatica degli uomini a trovare il giusto bilanciamento (71% donne vs 52% uomini). Difficile però non è sinonimo di impossibile: il 45% delle donne intervistate dichiara che tra la casa, i figli, la spesa e il lavoro, riesce anche a ritagliarsi un pò di tempo per le attività preferite (vs 40% degli uomini) … basta avere una buona organizzazione! 

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