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Segnali di ripresa per fiducia e consumi, ma il lavoro rimane la prima preoccupazione
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Segnali di ripresa per fiducia e consumi, ma il lavoro rimane la prima preoccupazione

In linea con i segnali di ripresa, seppur timida, arrivati nell’ultimo periodo dai principali indicatori macroeconomici, aumenta la fiducia degli italiani e la loro propensione al consumo. E’ quanto emerge dallo studio Nielsen sull’indice di fiducia dei consumatori in 63 Paesi nei cinque continenti. 
Come per i dati macroeconomici, la situazione si mostra più rosea in Europa (l’indice di fiducia dei consumatori aumenta di 6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo di un anno fa), ma positiva anche in Italia (+3% rispetto al Q2 2016). Nel nostro Paese si rafforza la fiducia, seguendo un andamento positivo che continua da diverso tempo: dopo aver raggiunto il picco negativo degli ultimi quattro anni nel Q2 2013 (41), è iniziato un trend positivo fino a raggiungere i 58 punti attuali.

Positiva anche la visione dei consumatori sullo stato delle proprie finanze, nel presente ma anche nell’immediato futuro, con possibili ricadute positive sulla predisposizione a spendere qualche euro in più. Il 22% dichiara di non avere risparmi una volta coperte le spese essenziali, in netta diminuzione rispetto al 27% di un anno fa. Aumenta inoltre di 6 punti la percentuale di chi ha aspettative positive per i propri risparmi nei prossimi dodici mesi. Questa situazione può essere la leva da usare per spingere i consumi: il 22% degli intervistati ritiene che sia giunto il momento giusto per fare acquisti (rispetto al 19% di un anno fa). Una volta coperte le spese essenziali gli italiani sono disposti a spendere di più, principalmente per l’intrattenimento fuori casa e per le vacanze (rispettivamente in aumento del 6% e 4% rispetto allo stesso periodo di un anno fa).

Nonostante questi segnali di miglioramento, i consumatori intervistati confermano una certa cautela e un forte orientamento al risparmio. Questa è infatti la prima voce per l’utilizzo del denaro, una volta coperte le spese essenziali: la pensa così il 36% degli intervistati, in linea con il dato di un anno fa. I consumatori intervistati ci dicono inoltre che la crisi non è completamente superata. Seppur in diminuzione rispetto ad un anno fa, la grande maggioranza degli intervistati ritiene il nostro paese ancora in recessione (83%, in diminuzione di due punti rispetto ad un anno fa). Il dato mostra da diverso tempo un trend di discesa (era l’89% nel Q3 2015) ma dimostra come per molti italiani la ripresa non è ancora arrivata concretamente nel quotidiano. Tra questi consumatori, solo l’11% ritiene che il nostro Paese possa uscire dal periodo di crisi nei prossimi 12 mesi, in diminuzione di un punto percentuale rispetto ad un anno fa.

In chiaroscuro le prospettive legate al mercato del lavoro, che rimane infatti la principale preoccupazione per gli italiani (lo indica il 17% degli intervistati).  Solo il 9% degli italiani ha una prospettiva rosea nei prossimi dodici mesi, in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo di un anno fa (-2%). Sulla scia degli attentati che si sono consumati sul suolo europeo e sui continui flussi che arrivano nel nostro paese, aumentano le preoccupazioni legate al terrorismo e l’immigrazione: il terrorismo in particolare è indicato dal 14% degli intervistati come la preoccupazione principale (in aumento di 4 punti rispetto al Q2 2016), e l’immigrazione dall’8% (+3% rispetto ad un anno fa). Il dato è in linea con quanto succede in Europa, dove il terrorismo risulta però la principale preoccupazione (per il 17% degli intervistati), in modo particolare nei paesi recentemente colpiti da attacchi o vicini a “zone calde” del pianeta (più di un intervistato su quattro lo indica come la preoccupazione principale in Germania e Francia ed è vicino alla la soglia del 25% in Gran Bretagna e Turchia). 

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