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Il valore dell’Italianità
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Il valore dell’Italianità

Secondo la Treccani, l’essere italiani è sentirsi italiani. Eppure non è sufficiente che un prodotto si senta italiano, ovvero si posizioni sul mercato come tale, perché generi profitto.

Il prodotto italiano è riconoscibile — o meglio, lo è il tricolore sul packaging, ma è anche riconosciuto per il suo valore? Data la quantità di imitazioni e contraffazioni di prodotti “Made in Italy” in circolazione, sorge spontaneo il dubbio che non lo sia affatto.

Eppure, il prodotto italiano è talmente conosciuto da essere ormai lo standard, the new norm,  in diverse categorie merceologiche, come pasta e conserve rosse. Tricolore, Made in Italy e aggettivi che rimandano alla tradizione italiana non sono più elementi distintivi per la qualità dei nostri prodotti.

Abbiamo affrontato questo tema durante Linkontro, con tre premesse:

  • Il 75% degli italiani è disposto a spendere di più per avere la certezza dell’origine italiana dei prodotti;
  • L’80% degli italiani ritiene che l’origine delle materie prime dei prodotti debba essere facilmente leggibile sul packaging;
  • Il 78% degli italiani afferma di sentirsi rassicurato dalla certificazione di origine 100% italiana.
     

Ai verbatim da Nielsen Panel Consumer, si aggiunge una rilevazione di Osservatorio Immagino: a fronte di una crescita dei prodotti genericamente “italiani” del +1.9%, nel 2018 i prodotti “100% italiani” e con certificazioni di italianità crescono invece del +4,8%.

Il differenziale competitivo dell’italianità, dunque, va presidiato con una comunicazione in etichetta immediata e soprattutto con determinate garanzie.

Dalla discussione intavolata con GS1, Coop, CRAI e con il Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano, sono emersi i punti nevralgici della difesa e valorizzazione di questo differenziale: rilevanza (in etichetta), tracciabilità (nella filiera), territorialità (del prodotto e del distributore) e sistema (efficiente e trasparente).

Eccone un riassunto.