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Male leaving house with smartphone

Cittadini del mondo nell'era metropolitana

Di
Innovazione | 30-10-2018

Per la I edizione di Domus Forum, svoltasi l’11 ottobre scorso a Milano, Nielsen ha condotto un’indagine sul tema del futuro sviluppo urbanistico.

La ricerca era composta da tre moduli distinti ma complementari per restituire la poliedricità di cui la città si compone: uno sulle opinioni di sei opinion leader in economia, urbanistica, architettura, filosofia e sociologia, uno sulle percezioni e le aspirazioni di 1.500 cittadini di Chicago, Londra, Milano, Shanghai e San Paolo, e uno che sul digital buzz generato intorno ai temi metropolitani.

Cosa rappresenta oggi la città? Se gli esperti la definiscono come “la pelle, il tessuto, l’interfaccia di questo mondo che cambia”, i cittadini ne percepiscono prevalentemente l’aspetto locale. Il senso di cittadinanza è fortemente legato alla specifica residenza (62%) o comunque a un’altra città specifica (21%). Solo una minoranza identifica la cittadinanza come “appartenenza nazionale o globale”.

Quali significati associano a questo concetto, dunque, i cittadini? Principalmente integrazione (e inclusione comunitaria), rispetto (delle regole e della città) e appartenenza (al territorio). A Milano, nello specifico, la cittadinanza richiama l’abitante della πόλις, della città stato greca e dell’urbs romana, ed è vissuta prevalentemente come “impegno civico”, ovvero contribuzione alla vita della comunità come singoli individui.

In generale, inoltre, l’80% degli intervistati apprezza la propria città, con un picco del 93% a Shanghai. Segue Milano, seconda città sia in termini  di gradimento che di propensione alla raccomandazione ad amici e/o parenti.

Un altro tema interessante emerso dalla ricerca Nielsen è che il 44% dei cittadini intervistati dichiara di aver vissuto per almeno 6 mesi in un’altra città (“movers”) e il 59% esprime l’intenzione di trasferirsi nel prossimo futuro. Il quadro delineato è quindi quello di un flusso umano che conferma l’intuizione degli esperti di una cittadinanza prevalentemente temporanea.

Ma cosa impatta effettivamente sul gradimento delle metropoli? Su quali aspetti è necessario intervenire per ottimizzarne il percepito? La zona di residenza, l’innovazione architettonica, la validità dell’offerta scolastica e la facilità di spostamento sono gli aspetti che hanno impatto sul gradimento complessivo delle città. Nel caso di Milano, uno dei punti di forza è la walkability: il 72% dei milanesi dichiara di muoversi quasi tutti i giorni senza auto (a piedi o con i mezzi pubblici).

Anche l’attenzione verso l’ambiente attira l’attenzione cittadini nell’immaginare la città del futuro, che dovrebbe essere più ecologica (per il 40% dei rispondenti), più verde (37%) e con meno automobili (35%).

Il futuro, per gli esperti, è un agglomerato di “mega-megalopoli” attorniate da un corollario di città piccole (che saranno oggetto di ridimensionamento e interrelazione con altre cittadine in cui ri-focalizzazione e specializzazione saranno il filo conduttore) e medie (che diventeranno centri di sperimentazione più accessibili ed efficienti, una sorta di “laboratori interconnessi”). I cittadini sembrano privilegiare invece un’evoluzione più “utilitaristica” e legata alla facilitazione (degli spostamenti) e alla sicurezza (individuale) più che all’integrazione tra spazi, persone, culture.

Ai posteri l’ardua sentenza.