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Consumi equosolidali in italia

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Nel 2017, il 44% degli italiani dichiara di conoscere bene la categoria dei prodotti “etici”, ovvero i prodotti realizzati in modo socialmente, economicamente e ambientalmente sostenibile. Il dato emerge da una ricerca condotta su un campione rappresentativo di responsabili acquisto di età compresa tra i 25 e i 65 anni, presentata lo scorso maggio durante l’Annual report meeting di FairTrade Italia a Milano.

La quota di persone che si dichiarano consapevoli del concetto di eticità di un prodotto è cresciuta di 3 punti percentuali rispetto al 2014, mentre la fetta di popolazione che ritiene affidabili i prodotti equo-solidali rimane stabile al 65%. Il restante 35% crede che non ci sia un vero controllo sulle produzioni, o che le condizioni di scambio non siano veramente eque per i produttori/lavoratori, oppure non nutre fiducia in questo sistema di scambio.

Quest’ultima convinzione, insieme alla percezione di un prezzo poco accessibile, ostacolano una maggiore diffusione dei prodotti etici nei carrelli della spesa. La maggior parte di coloro che non ha mai acquistato un prodotto etico dichiara di non averlo fatto a causa del costo (46% dei rispondenti).

Le persone che invece, negli ultimi 6 mesi, hanno acquistato prodotti etici, sono il 47% del campione e il dato è stabile rispetto al 2014. Anche la notorietà dei prodotti etici è stabile rispetto al 2014 e riguarda il 44% dei responsabili acquisto.

Tra i conoscitori dei prodotti a marchio Fairtrade sono sopra media i Millennial (tra i 25 e i 34 anni) e i laureati, segmenti di popolazione vicini al concetto di sostenibilità e consumo etico.

In generale, i prodotti a marchio FairTrade più "gettonati" sono caffè (44% dei rispondenti), cacao e zucchero (43% e 42%), tè e infusi (39%), biscotti e dolci confezionati (36%). Seguono riso, succhi di frutta, pasta, frutta fresca, miele e cereali. Rispetto al 2014, gli acquirenti di questi prodotti dichiarano di acquistarli con maggiore frequenza (51% dei rispondenti, +15 p.p.) nei negozi alimentari generici (ipermercati, supermercati e negozi al di vicinato) e meno tramite i canali specializzati (insegne “bio”, botteghe equo-solidali).

Il quadro che emerge, in generale, è promettente, il 65% dei rispondenti ritiene affidabili i prodotti etici e solo il 7% nutre dei dubbi nei confronti di questa categoria di prodotti. I player del settore dovranno lavorare sul consolidamento della fiducia per convincere quella fascia di popolazione (28%) ad oggi incerta, focalizzandosi soprattutto sulla comunicazione delle fasi della filiera produttiva e l’effettiva sostenibilità di questi prodotti.



*Le banane sono incluse nella risposta “Frutta fresca”.