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Stabile la fiducia degli italiani, con segnali positivi sul fronte consumi
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Stabile la fiducia degli italiani, con segnali positivi sul fronte consumi

L’indice di fiducia dei consumatori italiani nel terzo trimestre del 2016 si attesta a 57, mantenendosi in linea rispetto alla fiducia dichiarata nello stesso trimestre dello scorso anno e registrando un incremento di 2 punti rispetto al trimestre precedente. La Global Consumer Confidence Survey – realizzata da Nielsen su un campione di oltre 30.000 individui in 63 Paesi del mondo – rileva una situazione pressoché stabile per il nostro Paese, che non riesce a ripartire ancora economicamente, ma si mantiene ben al di sopra dei minimi raggiunti nella crisi (indice 41, raggiunto sia nel 2012 che 2013).

A livello globale l’indice di fiducia si attesta a 99 e tra le economie più ottimiste troviamo l’India (133), gli Stati Uniti, la Cina e U.K. (con indice pari a 106) e la Germania (100). In particolare si rileva un’ondata di ottimismo per U.K. su tutte le prospettive monitorate (lavorative, finanze personali e acquisti): reduce dal referendum Brexit, l’indice di fiducia dei consumatori anglosassoni ha registrato una variazione positiva di 8 punti rispetto all’ultimo trimestre. Aspetteremo di vedere se il referendum sulla riforma del Senato che ci coinvolgerà a breve avrà conseguenze positive che si riverseranno sull’economia del nostro Paese, dando una nuova spinta alla fiducia degli italiani che ad oggi rimane staccata dietro anche a Francia, 69, e Spagna, 77.

Di fatto ancora ad oggi la maggioranza degli italiani mantiene una forte consapevolezza della crisi economica (84%), ma dai risultati dell’analisi emerge un trend positivo: la percentuale di quanti ritengono il Paese ancora in recessione ha segnato una diminuzione di 5 punti nell’anno (era 89% nello stesso trimestre del 2015).

La sicurezza del proprio posto di lavoro rimane ancora in cima alla lista delle preoccupazioni degli italiani (citato dal 19% degli intervistati), ed al secondo posto sale l’apprensione per la minaccia terrorismo. Quest’ultimo è un pensiero che riguarda il 17% degli italiani (con un incremento di 11 punti rispetto allo scorso anno e di 7 punti rispetto al secondo trimestre del 2016) e la prima preoccupazione a livello europeo, raggiungendo le quote più alte nei Paesi colpiti – Turchia (38%), Francia (34%) e Belgio (25%) – e nei Paesi leader dell’Europa occidentale tra cui la Germania (27%) e U.K. (17%). Tra le altre preoccupazioni degli italiani emergono quella per i debiti (al 9%, +3p.p. vs Q3 2015), quella per lo scenario economico (all’8%), per la salute (al 7%) e per l’immigrazione (al 6%). Il 5% del campione dichiara di non avere preoccupazioni (+3p.p. rispetto allo scorso anno).

Emergono, invece, segnali positivi sul fronte della propensione al consumo: fa registrare un incremento di ben 4 punti percentuali rispetto a solo un anno fa, la quota di italiani che ritiene quello presente il momento giusto per fare acquisti (Q3 2016: 18% vs Q3 2015: 14%). Allo stesso tempo cala la percentuale di italiani che si dichiarano orientati al risparmio: il 38% degli intervistati pensa a rinforzare la situazione dei propri risparmi una volta coperte le spese essenziali, quota in calo di 2 punti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (era il 40% nel Q3 2015).

Aumenta il numero di italiani che si dichiara propenso a spendere quello che avanza dopo la copertura delle spese essenziali: il 30% ha dichiarato di spendere il restante in vestiario, il 29% investe sui viaggi e il 22% spende per intrattenimento fuori casa. Tutte voci di spesa che hanno registrato un lieve aumento in confronto allo stesso trimestre dello scorso anno, in particolare le vacanze e gli svaghi out-of-home (in aumento rispettivamente di +3p.p. e +2p.p. rispetto al Q3 2015). Rimane ancora alto il numero di chi afferma di usare tutto ciò che guadagna per le spese essenziali e di non avere soldi extra a fine mese: rappresentano un quarto di intervistati (il 24%), in linea col dato di un anno fa ma in diminuzione rispetto al periodo precedente (era il 27% nel Q2 2016).

Allo stesso tempo, il 51% degli italiani ha dichiarato di aver controllato maggiormente le spese dell’ultimo anno in ottica di risparmio, percentuale in contrazione rispetto al 64% di solo un anno fa: un calo di 13 punti che conferma il forte segnale positivo sulla ripresa dei consumi. Questo significa che meno italiani stanno attuando tagli / contenimenti di spese rispetto al passato. Ciononostante fra le misure di risparmio messe in atto emerge la riduzione di aquisti di abbigliamento (adottata dal 56%), il taglio alle spese per il divertimento e i pasti fuori casa (rispettivamente 53% e 51%), la riduzione del budget per le vacanze (42%), il risparmio sui costi di gas ed elettricità e il minor utilizzo dell’auto (entrambi al 38%). Cala, invece, in modo significativo rispetto allo scorso anno la quota di italiani che dichiara di acquistare marchi alimentari più economici (43% vs 53% Q3 2015).

Anche qualora le condizioni economiche miglioreranno, alcuni comportamenti di risparmio verranno comunque mantenuti. In particolare emerge tra i “buoni propositi” il minor utilizzo dell’auto, che persisterà sul 26% degli intervistati (+5% vs Q3 2015). Un occhio attento rimarrà anche sul contenimento dei pasti fuori casa (22%), sulle spese per il vestiario (21%) e sulle bollette (20%).

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