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Opportunità tricolori nella terra dei canguri
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Opportunità tricolori nella terra dei canguri

I brand alimentari Made in Italy stanno spopolando in Australia. Alcune categorie di prodotti hanno registrato forti aumenti delle vendite nell’ultimo anno proprio grazie alla crescente propensione dei consumatori ad acquistare marchi italiani, pur spendendo un po’ di più. Le quote delle aziende del Bel Paese sul totale categoria sono ancora modeste: le potenziali sacche di crescita sono tante e appetitose.

Studiando 10 categorie del comparto alimentare tramite i dati Homescan, Nielsen ha scoperto che le vendite (in dollari americani, AUD) dei prodotti a marchio italiano* sono aumentate del +7,4% nell’anno terminante ad agosto 2017 rispetto all’anno precedente, superando di parecchio la crescita delle categorie in generale (+1,4%) e la spesa totale per il food compreso il fresco (+2,5%).

Negli ultimi 12 mesi 5,7 milioni di famiglie australiane (il 62,3% della popolazione) hanno acquistato prodotti Made in Italy – in aumento di 149.000 famiglie rispetto all’anno precedente – spendendo in media AUD 21,37 all’anno per questi prodotti (+4,7%).

Entrando nel dettaglio delle 10 categorie in analisi, i prodotti più “ghiotti” per gli aussie sono la pasta secca, la salsa in bottiglia e i pomodori in scatola. I margini realizzabili dai brand italiani, però, non sono circoscritti ai prodotti più legati alla nostra tradizione: le aziende che producono/commerciano formaggi, aceto, biscotti, acqua, olio d’oliva e caffè potrebbero intervenire in questo mercato vergine. Se il numero di famiglie che acquistano marchi italiani nel food aumentassero del +1% nel prossimo anno, si genererebbe un’opportunità di profitto pari a AUD 1,98 milioni.

Secondo Nielsen Australia, lo sviluppo di strategie di awareness sul Made in Italy alimentare è la chiave per attirare le famiglie che al momento non acquistano i prodotti tricolori. In particolare, sarebbe profittevole richiamare l’attenzione dei nuclei famigliari a basso reddito – magari puntando sul fattore salubrità – e delle famiglie non autoctone, puntando sulla “glocalità” del prodotto italiano, che è italiano ma anche universalmente conosciuto. In un mercato come quello australiano, sarebbe possibile sperimentare campagne di brand awareness trasversalmente al format distributivo.

*Definiti dall’Italian Trade Agency, che ha commissionato la ricerca.